lunedì 4 giugno 2012

PERCHÈ NON SIAMO IL NOSTRO CERVELLO (II)

Nel precedente post, quale introduzione, avevo presentato sinteticamente il libro di Alva Nöe, professore di Filosofia presso l’Università della California, Berkeley (USA) e membro dell’Istitute of Cognitive and Brain Science, intitolato Perchè non siamo il nostro cervello. Una teoria radicale della coscienza (Raffaello Cortina, Milano 2010).

Oggi ne inizio una sintesi.


Innanzittutto, ecco l’indice del libro attraverso cui mi accingo a presentarvi una critica costruttiva e ferrata di uno degli emozionanti filoni della neuroetica:

RINGRAZIAMENTI
PREFAZIONE
1.      UN’IPOTESI SORPRENDENTE
2.      VITA COSCIENTE
3.      LA DINAMICA DELLA COSCIENZA
4.      MENTI ESTESE
5.      ABITUDINI
6.      LA GRANDE ILLUSIONE
7.      ESPLORAZIONI
8.      UN NULLA RISERVATO PER OGNI COSA
EPILOGO. CASA DOLCE CASA
NOTE
INDICE ANALITICO


PREFAZIONE
Alva Nöe esordisce nella prefazione con un dato di fatto: «Viviamo in un’epoca di crescente entusiasmo per il cervello» [1]. Non posso che essere d’accordo con tale affermazione anche perchè questo blog rispecchia il mio personale entusiasmo per le neuroscienze in generale e per la neuroetica in particolare.

C’è un «diffuso ottimismo» che caratterizza le neuroscienze anche per i grandi apporti alla medicina e alla salute dell’essere umano.

Nöe presenta subito il problema di fondo: il neuro-determinismo. Detto in altri termini, il riduzionismo neuroscientifico che considera il cervello «l’organo responsabile di ogni cosa».

Come ben illustrato dal sottotitolo del libro (Una teoria radicale della coscienza) l’accento viene posto sul «Santo Graal della filosofia e della scienza» che l’autore identifica con la coscienza. Può la coscienza umana essere oggetto di spiegazione neurale?

In quest’epoca di entusiasmo resta controverso un punto nodale: «il ruolo del cervello nel renderci coscienti, ossia il modo in cui esso dà origine alle sensazioni, ai sentimenti e alla soggettività». «Nessuno (ne) possiede ancora una spiegazione plausibile».

«Manca una teoria... che spieghi quale contributo possa recare il comportamento di singole cellule all’emergere della coscienza».

Ecco allora che Alva Nöe formula l’obiettivo del suo contributo: aiutare a capire dove siamo nella ricerca e nello stato d’arte sulla coscienza e sulle ricerche neuroscientifiche in modo da trovare una strada per andare avanti [2].

Il grande problema, a suo avviso, è che molti hanno cercato (e continuano a cercare) la coscienza dove non c’è!

«Dovremmo invece  cercarla là dove essa si trova. La coscienza non è qualcosa che accade dentro di noi. Piuttosto, è qualcosa che facciamo e creiamo. Meglio: è qualcosa che realizziamo. La coscianza assomiglia più alla danza che alla digestione».

Mi sembra un approccio straordinariamente ferrato e concorde, sia con le più recenti evidenze neuroscientifiche, sia con una certa tradizione filosofica relativa alla coscienza che da Platone e Aristotele, attraverso Agostino e Tommaso d’Aquino giunge fino agli sviluppi delle correnti personalistiche e fenomenologiche degli ultimi due secoli.

Prosegue l’autore: «il luogo della coscienza è la vita dinamica dell’intera persona o dell’intero animale immersi nel loro ambiente» [3].

L’approccio olistico è al centro di quest’opera che vuole anche offrire alcune proposte:
·        L’esperienza umana è una danza che si svolge nel mondo in compagnia di altri individui
·        Noi non siamo il nostro cervello
·        Noi non siamo rinchiusi nella prigione delle nostre proprie idee e sensazioni
·        Il fenomeno della coscienza, così come quello della vita, è un processo dinamico che coinvolge il mondo. Siamo di casa in ciò che ci circonda. Siamo fuori delle nostre teste!

Altra caratteristica di questo libro è tentare un approccio che compenetri reciprocamente lo stile di pensiero scientifico e quello umanistico [4].

L’autore, concludendo la prefazione, puntualizza che: «La scienza naturale non è sui generis. Non è neutrale rispetto ai valori e non è discontinua rispetto ai più generali interessi umani. Né la filosofia è una ridda di opinioni. Filosofia e scienza condividono piuttosto uno scopo comune: il comprendere. Scienza e filosofia devono lavorare insieme per far progredire la nostra comprensione delle cose. Questo vale soprattutto là dove l’obiettivo è rappresentato dallo studio della coscienza o, più radicalmente, dalla comprensione della nostra propria natura».

Al centro della scienza della mente e della coscienza dev’essere posto il vivente nella sua interezza [5].


[1] Cf. Alva Nöe, Perchè non siamo il nostro cervello. Una teoria radicale della coscienza, Cortina, Milano 2010, XIII.
[2] Cf., XIV.
[3] Cf., XV.
[4] Cf., XVII.
[5] Cf., XVIII.

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